Rione Angri |
E' il
rione più antico di Sant'Agnello, quello che conserva ancora
gelosamente architetture tali da poterlo definire centro storico. Le
costruzioni di questo rione risalgono per la maggior parte al 1700. La
traccia più antica è un portalino catalano del 1400, ma l'edificio che
caratterizza tutta la zona è la chiesa della Ss. Annunziata, che fu
fondata prima del XV secolo. Questa Chiesa, situata al centro del
rione, è stata costruita in stile neoclassico. In una rientranza di via
Angri è situata la Cereria Sessa. Questa fabbrica sorse il 6 giugno
1873 e ha continuato la sua attività senza soste per oltre cent'anni.
Con lo scomparire delle attività artigianali è rimasta l'unica della
Penisola Sorrentina per quanto riguarda la lavorazione della cera
vergine d'api. Intorno al rione Angri si sviluppa il paese, che ha il
suo crocevia più importante nella piazza Matteotti, dove ha sede il
Municipio.
Questa piazza, fino ai primi del Novecento, non
esisteva, ed e stata ricavata colmando un antico vallone, che dal Golfo
del Pecoriello si estendeva fino all'attuale centro cittadino. Nei
primi anni di questo secolo, le Amministrazioni in carica decisero di
colmare il vallone esistente e ricavarne, oltre l'attuale Piazza
Matteotti, anche le strade vicine, onde consentire il sorgere del
centro cittadino. L'attuale edificio comunale nacque come edificio
scolastico e la cerimonia della posa della prima pietra si svolse il 30
settembre 1911. Progettista dell'opera fu l'Ing. Luigi Amalfi. Si
tratta di un edificio che misura m.45 di lunghezza e m.36 di larghezza
ed e composto da un piano terra, occupato da alcuni esercizi
commerciali ed uffici, e da due piani rialzati; recentemente e stato
aggiunto un terzo piano. In quegli anni, la sede comunale era posta sul
Corso Italia, in un edificio di recente ristrutturato, che ancora oggi
fa angolo con Via Angri. Successivamente, negli anni del Fascismo,
quando la sede comunale dei cessati comuni della Penisola Sorrentina fu
stabilita a Sant'Agnello, una parte dell'edificio scolastico divenne
Municipio e l'altra metà continuò ad essere adibita a scuola. Piazza
Matteotti, nel corso degli anni, è divenuta sempre più accogliente.
Negli anni Cinquanta, nuovi palazzi si sono aggiunti alle vecchie case
che formavano il primo nucleo abitativo posto intorno all'antico
Vallone Croce, facendo nascere l'attuale centro urbano di Sant'Agnello
nel quale in prevalenza si svolge la vita della piccola città.
Al
centro della piazza, circondata dal verde dei giardini pubblici, tra le
palme che adornano tutto quanto vi è intorno, è posto il Monumento ai
Caduti, opera dello scultore Giovanni Nicolini e inaugurato nel 1924:
esso raffigura un fante che giace disteso volgendo lontano lo sguardo,
con la spada in pugno e lo scudo. Alle spalle dell'edificio comunale
troviamo la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, che proprio
in questi anni festeggia i suoi primi 90 anni di storia. Si tratta di
un'Associazione che, sin dai suoi primi anni di vita, si è preoccupata
di offrire aiuto agli operai che, per molteplici cause, restavano
disoccupati: non dimentichiamo che, fino a quando non sono nate le
tante forme di assistenza statali, un operaio che rimaneva disoccupato
era costretto a vivere in miseria. Di qui l'importanza di questo Ente
che, ancora oggi, continua a svolgere la sua opera, volta ad accrescere
il bagaglio culturale dei Soci all'interno del contesto cittadino. E
sono veramente molteplici le iniziative da esso svolte in tanti anni di
vita: partecipazione a cerimonie civili e religiose, opere di carità a
favore di chiunque abbia chiesto di essere aiutato... Ancora oltre,
troviamo la stazione della Circumvesuviana con il suo bellissimo
giardino, che oggi permette a tanti santanellesi di lavorare lontano da
casa, e far ritorno la sera, per ritrovare la serenità del proprio
piccolo centro.
Di fronte alla sede del Municipio ha inizio
una stretta scalinata che mette in comunicazione il centro cittadino
con la piazzetta antistante il sagrato della chiesa di San Giuseppe,
edificata per volere della Confraternita del Sacro Cuore di Maria e di
San Giuseppe che aveva la sede provvisoria nella Cappella di San
Martino. La chiesa venne aperta al culto nel 1907. La facciata in marmo
bianco, ultimata nel 1957, è in stile romanico ed è sormontata da una
statua del Cristo opera dello scultore Galli di Lucca; la stessa
facciata è adornata da un bassorilievo posto sulla porta di ingresso
raffigurante San Giuseppe tra gli Angeli, e da due statue di San Pietro
e Paolo dello stesso autore. All'interno vi sono gli affreschi della
volta e degli altari laterali, del pittore veronese Agostino Pegrassi,
ultimati nel 1955. L'affresco centrale della volta, che rappresenta "La
Gloria di San Giuseppe", "Lo sposalizio di San Giuseppe e Maria" e "Il
Tansito di San Giuseppe". Gli affreschi dell'abside sono ancora del
Pegrassi, e raffigurano il "Sogno di San Giuseppe", "La Nascita di
Gesù", "San Giuseppe Protettore della Chiesa Universale", "La fuga in
Egitto" e "La Sacra Famiglia". La Statua del Santo è opera dello
scultore Pedace di Napoli. Opera di notevole valore l'organo da
concerto a tre tastiere costruito negli anni '20 per la Pontificia
Scuola Superiore di Musica Sacra in Roma e conta 2.400 canne; la cassa
e il vestibolo furono realizzati da artigiani locali; quest'organo è il
più importante della penisola sorrentina. Le vetrate dell'abside sono
opera del prof. Giovanni Hajnal e sono state realizzate nel 1991; gli
altorilievi in bronzo degli amboni sono opera dello scultore
santanellese Aniello Aprea. |
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Rione Cappuccini |
Iniziando
una passeggiata dalla piazzetta Marinella, che affaccia sullo splendido
panorama del Golfo di Napoli, transitiamo accanto alla chiesa dei Frati
Cappuccini ed all'annesso convento. Anche questa costruzione ha una
propria storia, che merita di essere raccontata. La chiesa ed il
convento furono edificati nel 1586; allora il Comune di Sant'Agnello
non era ancora nato, ed il Casale prescelto dai Frati per edificare la
loro casa si chiamava de' Santi Giovanni e Paolo: era un posto
incantevole, certamente più di oggi, con le onde del mare che si
infrangevano contro le rocce sottostanti, e la lussureggiante
vegetazione che cresceva tutt'intorno all'antica Cappella dedicata alla
Vergine di Porto Salvo ed ai Santi Giovanni e Paolo. Il convento e la
chiesa che furono edificate, perciò, furono dedicati alla Madonna di
Porto Salvo, e sull'altare Maggiore fu posto un quadro raffigurante
tale Madonna, quadro in seguito non più ritrovato. I Frati erano soliti
accendere una lampada in questa cappella, che serviva da faro alle
imbarcazioni che transitavano nell'antistante tratto di mare. Anni
dopo, in seguito allo smottamento del costone, la cappellina andò
completamente distrutta, unitamente alla discesa a mare. Edificata la
nuova chiesa ed il convento, per i Frati sorsero le prime difficoltà
legate all'approvvigionamento dell'acqua: a quell'epoca, i Frati
vivevano del lavoro nell'orto annesso al convento, e la mancanza
dell'acqua creava non poche preoccupazioni; il casale che viveva
intorno al convento era dotato di pochi pozzi ed i Frati, perciò,
pensarono di servirsi dell'acqua sorgiva che usavano gli abitanti del
Casale dei Santi Prisco ed Agnello, appartenente alla Città di
Sorrento.
Il successivo 3 maggio 1594, dopo molte pressioni,
il Parlamento cittadino accordò tale servizio a condizione che i Frati
usufruissero dell'acqua nei soli mesi di febbraio e marzo, allo scopo
di riempire le proprie cisterne. Solo molti anni dopo, il convento ebbe
l’acqua direttamente dall'acquedotto cittadino, esattamente nel 1636.
Nel 1700, nacque l’usanza, ancora oggi assai diffusa, di farsi benedire
dai Frati. Ciò deriva dal fatto che, con l'arrivo di P. Filippo da
Caserta, il quale acquisì fama di santità per i molti miracoli operati,
il nostro convento fu meta di molti pellegrini che volevano essere
benedetti dal Frate: ancora oggi i Santanellesi sono soliti recarsi
presso il convento per chiedere ai Frati la benedizione, che li
preserva da qualsiasi malanno. Nel 1710 il convento fu ingrandito e
ristrutturato mentre, nel 1723, fu aggiunto il dormitorio posto a
levante, la sagrestia e la celebre libreria, ricca di numerosi volumi,
alcuni di inestimabile valore storico, e di recente ristrutturata e
ordinata anche col contributo del Comune. Intanto, Fra' Bernardino da
Massa, lavorava alle icone degli altari della chiesa ed il complesso
diveniva giorno dopo giorno più bello ed accogliente. In questi anni, i
Frati tenevano una scuola pubblica, ed il Comune versava annualmente la
somma di 12 ducati. Anche l'Università di Piano dava il suo contributo
al convento, che, dal canto suo, ospitava spesso i Delegati. Il
contributo della Università fu elargito fino al 1875, anche se in
misura minore rispetto ai primi tempi.
Nel 1768, la chiesa fu
ampliata per accogliere tanti poveri sicuri di ricevere una calda
scodella di minestra ed una parola di conforto. Dal 1770 al 1838 non vi
sono più notizie sul convento, in quanto, nel 1878, in epoca di
soppressione, il Municipio di Sant'Agnello pretese di avere il possesso
dei documenti, successivamente andati distrutti. Nel 1841 fu eseguita
la facciata della chiesa e fu posta sulla sommità la statua di San
Francesco; ancora in quell'anno, fu sostituito il quadro dell'altare
maggiore con quello attuale, rappresentante la Madonna venerata dai
Santi Francesco e Giovanni, opera dell'artista metese Eduardo Scarpati.
Nel 1863 i Frati furono per la prima volta espulsi dal convento,
facendovi poi ritorno dopo pochi mesi; di nuovo ottennero dal Comune di
Piano il permesso di istituire la scuola. Nel 1867 per la Legge di
Soppressione, il convento fu sgombrato. Il convento passò allora al
Comune, che lo utilizzò come Ospedale ed Ospizio per i poveri; la
chiesa rimase aperta, curata da tre Frati, cui fu concesso di restare.
I Frati fecero ritorno a Sant'Agnello nel 1886, e Padre Guardiano era
Mons. Bonaventura Gargiulo, un frate santanellese che fu
successivamente Vescovo di San Severo e validissimo storico e
letterato. La chiesa ed il convento furono ristrutturati: furono
rifatti gli stucchi, i finestroni, l'organo, e la chiesa fu
solennemente inaugurata il 3 luglio 1887.
Tutto quanto narrato
appartiene alla storia; oggi, i pochi Frati del convento continuano la
loro opera al servizio di tutti. La chiesa dei Cappuccini, per la sua
bellezza e per la quiete che vi regna, è scelta da tante giovani coppie
per la celebrazione del proprio matrimonio. E' una chiesa piccola, tra
le più piccole di Sant'Agnello, ma la sua storia travagliata, iniziata
più di quattrocento anni fa per volere di pochi umili Frati, quando
ancora non era nato il Comune di Sant'Agnello, la pongono in una
posizione di privilegio e ne fanno una tra le più amate. Una volta
all'interno di tale chiesa, siamo tentati di toccare con mano la
stupenda icona dell'altare maggiore: è di ciliegio americano, un legno
quasi inattaccabile dalle tarme, così come il tabernacolo, la balaustra
e gli altari laterali, anch'essi costruiti dalle mani di Frà Bernardino
da Massa. Non molto distante dal convento, troviamo la discesa che
porta alla spiaggia della Marinella.
Risaliamo Via Cappuccini,
costeggiando le case antiche che si susseguono lungo la via, per
giungere in Piazza Sant'Agnello; già da lontano, seminascosto dalle
case adiacenti, notiamo il campanile tronco della nostra Parrocchia,
posta alla sommità di una scala, che introduce all'ampio sagrato. Si
tratta di una chiesa antica, di cui si ignora l'anno di fondazione,
perché, per molteplici cause, durante il corso dei secoli sono andati
smarriti tanti documenti, unici depositari di antichi segreti.
Certamente la chiesa, anche se poco più di una cappella, esisteva già
nel 1400 ed era dedicata a San Prisco, Vescovo di Nocera. Fu eretta dal
popolo, ed occupava solo l'area che oggi si trova al di sopra del
gradino posto all'altezza del pulpito. Nel 1600 iniziarono i lavori di
ampliamento e, quasi certamente, sorsero nuove case accanto alle prime,
che già formavano un piccolo agglomerato dedicato a Sant'Agnello,
protettore delle donne incinte e delle bestie gravide, il cui culto era
già radicato, soprattutto tra i contadini, che lo praticavano allora
come oggi e che, prima di essere trasferito in questa cappella, veniva
praticato nella cappella di San Vito, la quale si rivelò ben presto
insufficiente ad accogliere i numerosi Fedeli: si pensò, quindi, di
unire il culto di Sant'Agnello a quello di San Prisco, che da allora
sono venerati insieme come protettori di Sant'Agnello.
La
chiesa fu per la prima volta consacrata nel 1827, intitolandola al
Cuore Purissimo di Maria ed ai Santi Prisco ed Agnello. La costruzione
è in stile barocco, ha pianta a croce latina e presenta tre arcate
sormontate da tre cupole. Tra il 1840 e il 1870 fu completamente
ristrutturata ed abbellita, furono fatti eseguire pure gli intagli in
legno del soffitto, opera del celebre intagliatore napoletano Giorgio
Frasca. Il quadro posto all'altare maggiore, rappresenta la Madonna,
con in braccio Gesù, venerati su una nube dai Santi Prisco ed Agnello;
questo quadro fu disegnato da Giuseppe Mancinelli e dipinto dal figlio
Gustavo nel 1873. I tre quadri posti sul soffitto della navata centrale
sono opera del pittore napoletano Giacomo De Castro, mentre sono stati
restaurati |
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Rione Colli di Fontanelle |
Attraverso
il vecchio sentiero del Petraro, giungiamo ora ai Colli di Fontanelle.
Appena ci inoltriamo nella piccola piazza, volgiamo lo sguardo indietro
per ammirare il centro di Sant'Agnello, disteso nella piana che si apre
davanti ai nostri occhi, con in fondo l'azzurro del mare, scorgendo
all'orizzonte i contorni di Capri, di Ischia, di Napoli... Il nome di
questa antica contrada è dovuto al fatto che, nei secoli passati,
questa frazione era ricca di sorgenti d'acqua successivamente
prosciugatesi. Si tratta di una zona prevalentemente agricola, anche se
d'estate, per la mitezza del clima e la tranquillità che vi regna,
diventa meta di molti turisti, felici di vivere, seppure per breve
tempo, lontani dai ritmi frenetici delle grandi città. In questa
contrada è ancora possibile passeggiare tra sentieri appena tracciati,
immersi nella verde campagna, in estate punteggiata di mille colori,
ascoltando il canto delle cicale e degli uccelli e le grida dei
contadini nelle campagne.
Andando verso il Belvedere, oltre
che Amalfi e Positano, con le loro case arrampicate sui fianchi della
montagna, possiamo ammirare gli isolotti detti "Li Galli", minuscole
isole del Golfo di Salerno, che sembrano far da sentinella anche alle
nostre coste; possiamo imboccare l'angusto sentiero che da pochi anni è
stato reso più agevole da giovani del posto e, procedendo verso il
mare, possiamo toccare le incantevoli piante della flora mediterranea,
di cui è ricca la zona. Sotto i raggi del sole scopriamo una Natura
ancora incontaminata: è il sentiero di Sant’Elia, forse l'angolo più
remoto di Sant'Agnello. Dopo aver respirato il profumo del mare, che
vive a pochi passi da Sant'Agnello, accarezzando la montagna, torniamo
verso il centro della frazione; "arrampichiamoci" verso il Picco
Sant'Angelo, un picco roccioso che domina i Colli di Fontanelle, dove,
secoli fa, alcuni monaci fondarono un eremo di cui oggi sono rimasti
pochi ruderi, i quali, ristrutturati, sono stati trasformati in luogo
di ristoro. Da questo punto è possibile ammirare l'intero paesaggio
della Penisola Sorrentina: volgendo lo sguardo al mare, verso Napoli da
un lato, verso Salerno dall'altro, scorgiamo un lungo tratto di costa
certamente tra le più belle al mondo. Sul Picco Sant'Angelo è posta una
Croce, anticamente in legno, che fu sostituita, all'inizio del secolo,
con una di ferro e che fu realizzata col contributo spontaneo dei
Fedeli, i quali la trasportarono in pezzi sul picco a dorso di muli e
la saldarono sul posto.
Passeggiando per le strade di questa
contrada, è ancora possibile incontrare un contadino intento a zappare,
a potare un filare di viti, o intento alla semina; è ancora possibile,
inoltre, poter vedere stormi di uccelli volteggiare nel cielo, scoprire
la tana di una lucertola... tutte sensazioni che molti ragazzi di oggi
neppure conoscono e che ancora sopravvivono in questa zona di
Sant'Agnello, il cui punto di ritrovo è la Piazzetta Carlo Sagristani,
dove i giovani del luogo, nonché gli anziani, si ritrovano insieme nei
momenti liberi della loro intensa giornata di lavoro, per parlare di
tutto, per sentirsi ancora più amici. La Parrocchia dei Colli di
Fontanelle è dedicata alla Natività di Maria. Si tratta di una
costruzione in stile barocco, ad una sola navata. E' posta in una
posizione incantevole, alla sommità di un collina, rivolta verso il
centro cittadino, l'azzurro del mare e le isole del golfo. Fu
notevolmente danneggiata dal sisma del 1980 e successivamente
ristrutturata, tornando ad essere bella ed accogliente come prima. Non
conserva opere di particolare valore artistico, ma il quadro posto
sull'altare maggiore, opera di Autore ignoto, è molto bello per
l'intensità dei colori e le agili linee del disegno: esso rappresenta
la Natività di Maria. Precedentemente a questo quadro, sull'altare si
venerava una tela di Silvestro Buono, purtroppo rubata. Questa
parrocchia è sorta nel 1883, al posto di una antica cappella, e fu
costruita a cura del Comm. Francesco Saverio Ciampa.
Rione Maiano
Risaliamo
Via Mons. Bonaventura Gargiulo e portiamoci verso il Rione Maiano, tra
i più antichi di Sant'Agnello. Prima, però, è opportuno sostare qualche
minuto presso la cappella di San Martino, una semplice cappella molto
cara agli abitanti del borgo, in cui è possibile ammirare un quadro
delle Vergine che allatta il Bambino Gesù, anch'esso di autore ignoto.
Ancora pochi metri e giungiamo a Maiano, uno dei cinque Rioni che
formavano, nel XVI secolo, il Terziere di Piano. Si tratta di un rione
in cui sono stati ritrovati reperti risalenti all'epoca greca e romana:
oggi, a testimoniare questo antico passato, è rimasta la caratteristica
Torre, divenuta col trascorrere del tempo il simbolo di questo rione.
Essa è nota col nome di La Forma ed è posta allo sbocco di Via Armieri,
piccola arteria oggi quasi completamente dimenticata, ma in passato
importante via di comunicazione del centro urbano con le frazioni
rurali. Nel 1648, all'epoca dell'assedio dei Pianesi e dei Metesi alla
città di Sorrento, la torre fu sede del Grillo, capo dei rivoltosi.
Anche la vecchia casa colonica annessa alla costruzione è oggi in
disuso e necessita di accurate opere di restauro.
Il Rione
Maiano comprende molti vicoli caratteristici, su cui si affacciano le
vecchie case di tufo, alcune ristrutturate, molte rimaste come prima,
coi grossi portoni di piperno che si affacciano su di un ampio cortile:
queste case antiche, certamente sono le più belle da vedere perché sono
le ultime testimonianze di un'epoca tramontata; se transitiamo davanti
ad un portone aperto, è possibile ammirare gli ampi androni, le antiche
cisterne oggi in disuso, ma da cui, fino agli anni Sessanta, ancora si
poteva attingere acqua, perché la condotta idrica non giungeva a tutte
le abitazioni. A Maiano sopravvive tutt'oggi un'attività molto antica:
la lavorazione dei mattoni, costruiti utilizzando la creta, un tempo
abbondante nelle zone sorrentine. I mattoni che si producono a Maiano
servono per la costruzione dei forni e dei camini. Questa attività,
risalente all'epoca romana, ha reso Sant'Agnello famosa in ogni parte
d'Italia, in quanto i mattoni di Maiano, per le loro caratteristiche,
sono molto richiesti. Purtroppo questa attività sta lentamente
tramontando, e solo tre fornaci continuano settimanalmente a cuocere i
rossi mattoni ed i piani da utilizzare per costruire i forni in cui
poter cuocere il pane e la pizza.
Si tratta di un'arte che
viene tramandata gelosamente di padre in figlio, sfruttando sistemi di
lavorazione artigianali, antichi ma sempre efficaci. Speriamo che
questi ultimi cretari non scompaiano, speriamo che continuino a
praticare quest'attività che è stata in passato una industria fiorente,
la quale ha permesso a molte famiglie di vivere decorosamente, speriamo
che non scompaia un altro pezzetto del passato dei Santanellesi. Maiano
diviene richiamo per le persone della Penisola l'ultima domenica di
agosto, giorno in cui si celebra la Festa di San Rocco, il Santo
venerato nella chiesetta del Rione, che è poco distante dalla Torre e
si presenta piccola ed accogliente, punto d'incontro dei giovani del
posto. Si tratta di una costruzione molto semplice, particolarmente
cara agli abitanti di Maiano |
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Rione Tordara-Trasaella |
Spostiamoci
ora a Tordara, altro antico rione, ricco di uliveti, vigneti ed
agrumeti. Possiamo ancora distinguere i due agglomerati di case che,
sviluppatisi intorno ad una sorgente di acqua, hanno dato vita a questa
frazione, la cui caratteristica principale è la presenza tutt'oggi di
molte sorgenti d'acqua. Da Tordara, proseguendo per la stretta strada
ricoperta di cubetti di piperno e raccolta tra i giardini, giungiamo
alla frazione di Trasaella, anch'essa antica contrada di Sant'Agnello e
luogo in cui è possibile respirare aria fresca e pulita, lontano dal
traffico caotico del centro cittadino. La bontà degli ulivi di questa
frazione ha permesso, nel 1975, la realizzazione di un frantoio, che
offre lavoro a molti operai. Come tutte le frazioni, anche Trasaella si
è sviluppata intorno alla chiesa che ne è il centro: la chiesa di
Trasaella, dedicata alla Madonna delle Grazie, è anche Parrocchia e,
dal 1656 al 1876, comprendeva anche le case che formavano la frazione
dei Colli di Fontanelle.
Si tratta di una struttura in stile
barocco, ad una sola navata; il quadro della Madonna, che si venera
sull'altare maggiore, è un affresco scoperto per caso nel corso di
lavori di restauro nel 1911, anno in cui fu rimosso il quadro che
raffigurava la Visita della Madonna a Santa Elisabetta; l'altare è di
notevole pregio artistico ed è opera di Antonio Lucca di Napoli, che
l'ha terminato nel 1767. La caratteristica di questa chiesa, ciò che ci
colpisce avvicinandoci ad essa, eppure ammirandola da lontano, è la
parte superiore del campanile ricoperta di mattoni verdi e gialli. Gli
abitanti della borgata si raccolgono ogni anno, la prima domenica di
luglio, per festeggiare la Madonna delle Grazie, una ricorrenza molto
sentita nella frazione. La Processione si snoda partendo dalla chiesa,
giunge infine ai Colli di Fontanelle seguendo l'antico tracciato del
Petraro, una stradina che, partendo da Trasaella, arriva ai Colli
arrampicandosi lungo la collina che sovrasta la frazione.
Alla
fine della processione, prima di far ritorno in chiesa, la Madonna
riceve l'omaggio di alcuni ceri, portati da un Angelo, calato da una
carrucola, partendo dal campanile della chiesa fino alla sottostante
piazzetta, in cui sono radunati i Fedeli, i quali seguono commossi
questo semplice rituale, che si ripete da anni. Consegnati i ceri,
l'Angelo fa ritorno verso il campanile mentre reca con se un fascio di
fiori ed è accompagnato dal suono delle campane, dai rumori dei fuochi
d'artificio e dall'applauso dei presenti, alcuni dei quali visibilmente
commossi. A metà strada tra le frazioni di Tordara e Trasaella, in una
piccola largura, sorge una "edicola", in cui era posto un antico
Crocifisso, molto caro agli abitanti del luogo, i quali, nel passarvi
accanto, erano soliti segnarsi la fronte col segno della Croce.
Purtroppo, un triste mattino del 1991, ci si accorse che il Crocifisso
era stato rubato. Amareggiati, ma uniti e compatti, gli abitanti delle
due piccole frazioni, a proprie spese, commissionarono un altro
Crocifisso allo scultore veronese Mantovani, e lo collocarono
nuovamente al suo posto, sulla strada che unisce le due contrade, dopo
una breve e toccante cerimonia che si svolse il 3 luglio 1992. |
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